Anche quest’anno la giuria sarà presieduta dal Maestro Pupi Avati Previous item Alcuni dati della prima...
Rileggiamo alcuni passaggi dell’intervista rilasciata al mensile 50&Più in occasione della Prima edizione del Concorso  Corti di lunga vita

«L’infanzia è l’età dell’immaginazione, cui la vecchiaia somiglia incredibilmente». Un ritorno a ciò che si è stati e che, forse, nella vita non si è mai perso di vista.

Pupi Avati

Parla così Pupi Avati, uno tra i maggiori registi del cinema italiano, alle soglie di un anno, il prossimo, che lo vedrà entrare di diritto negli ottanta. È a Venezia in occasione della premiazione del Concorso Corti di lunga vita, promosso da 50&Più col titolo Incontri e riconoscimenti. Una selezione nata con lo scopo di disegnare un profilo nuovo dell’età matura. Una sfida che, sebbene alla prima edizione, è stata raccolta da decine di autori che si sono candidati dall’Italia e dall’estero. «Sono colpito dalla qualità dei lavori», dice poco prima che la giuria da lui presieduta decreti i vincitori. «Si tratta di opere veramente efficaci dove la presenza del cinema come strumento narrativo è usata nella pienezza delle sue potenzialità». Parole che suonano come una pacca sulla spalla per i tre giovani – tutti under 40 – che si aggiudicheranno il podio: al primo posto, Caterina Silva, attrice e performer, col cortometraggio Caterina guarda Caterina; Daniele Barbiero, aiutoregista ventottenne, arrivato secondo con The colorful life of Jenny P., mentre al terzo, con Perdutamente si classifica Emilio Guizzetti (autore di testi teatrali e radiofonici).

Avati, lei e la giuria tecnica del Concorso Corti di Lunga Vita, avete assegnato il primo posto a Caterina guarda Caterina di Caterina Silva. Perché?

Perché in questo filmato che riguarda una nipote che fa esprimere la propria nonna, in un contesto straordinariamente verosimile, c’è la vera autenticità. La protagonista è una persona sicuramente non agiata; una vecchia signora, invecchiata male, però incredibilmente vera e avvolta da un amore, quello della nipote verso di lei, che risulta davvero struggente. La riconoscenza che si tramuta in poesia.

Appena dopo, sul podio, c’è The Colorful life of Jenny P. di un autore, appena 28enne, Daniele Barbiero. Qual è il suo valore?

In The Colorful Life of Jenny P. c’è il cento per cento del cinema perché non vi è narrata una storia, ma è un racconto per immagini; dei flash sul rapporto tra un nonno fantastico – fra l’altro mi domando dove abbiano trovato questo vecchio che è un interprete incredibile – e la ragazzina. Simultaneamente, abbiamo flash subliminali col nonno che è morto. Sono i flash che questa ragazzina ha trattenuto dentro di sé del rapporto con suo nonno.

Perdutamente, di Emilio Guizzetti, ci porta indietro nel tempo: nel 1941, all’interno di un ospedale militare. Affonda le mani in una malattia che genera molta apprensione: l’Alzheimer. Perché vi ha convinti?

Per la capacità di stare coerentemente in due tempi nella stessa narrazione. C’è infatti sì l’ospedale militare durante la Seconda Guerra Mondiale ma, quasi simultaneamente, ci troviamo in una struttura di assistenza per anziani ai giorni d’oggi. Nella mente del malato di Alzheimer i tempi si confondono. È un cortometraggio molto ben fatto.

di Giada Valdannini

(L’articolo completo è pubblicato su 50&Più del mese di dicembre 2017)